Il Design e me

Quando ho iniziato l’Università di Design sono entrato in un nuovo modo di intendere il mio ruolo come studente. Ne venivo dall’esperienza di un liceo scientifico italiano con un approccio disciplinare poco dinamico, poco coinvolgente, poco entusiasmante, solo anni dopo arrivai a capire che non era un limite di quel liceo nello specifico, il cui nome non andrò a menzionare, ma era un limite diffuso di un approccio disciplinare italiano. Ti davano da studiare da pagina 30 a pagina 40, ti davano degli accenni rapidi in classe su cosa avresti dovuto studiare, poi stava a te andare a casa e spaccarti la testa su concetti che non erano stati precedentemente approfonditi in classe.

Dovevi “digerire” la lezione, assimilarla e poi dare prova della tua conoscenza con compiti in classe studiati per potere mettere in crisi chi li faceva. Almeno questa era la mia percezione, perché, anche questo lo capii anni dopo, non ero fatto per riuscire ad adattarmi con facilità a un sistema disciplinare di questo tipo, mi ci sentivo stretto.

Quando iniziai l’Università fu un punto di rottura rispetto all’approccio con cui avevo affrontato i 5 anni di liceo, iniziai a capire cosa significava approcciarsi a un progetto, iniziai a capire cosa significava definire un concept, cosa significava sviluppare un prodotto, iniziai a capire il valore unico di aggregare insieme una predisposizione creativa con un approccio più razionale. Mi appassionai al Design innanzitutto perché rappresentava per me una metodologia di intendere non solo un progetto o un prodotto ma il mondo intero, il Design mi ha fatto capire il valore di estendere i confini del proprio sapere fare, mettendosi in discussione dove potevo fare la differenza e non in quegli ambiti liceali in cui ero incapace di dettare una mia rotta.

Il Design è individualità e capacità di empatia verso gli altri, è capacità di sapersi mettere in discussione sempre, mettendo in dubbio oggi quello che ieri pensavi avesse stabilità; imparare questi principi e farli propri penso che possa rendere delle persone migliori.

Per questi molteplici motivi sono rimasto particolarmente colpito qualche anno fa quando ho avuto la possibilità di conoscere il mondo IBO e l’importanza che al Design aveva dato nel suo curriculum didattico già a partire dal ciclo MYP.

Il modo in cui il Design è articolato e sviluppato come principi di applicazione nelle scuole IBO è un riflesso di ciò che io ho imparato solo all’Università; ho quindi pensato a quanto potesse essere efficace e utile poter fornire ai ragazzi le capacità che il Design di per sé porta a sviluppare: l’avere una mente aperta (open minded), il mettersi sempre in gioco (risk takers), possedere una flessibilità mentale che permetta di considerare molteplici e inusuali soluzioni (inquirers and reflective).

Mi ritengo felice di potere trasferire nei miei studenti quell’entusiasmo che ho verso il Design, permettendo loro di entusiasmarsi a loro volta, di appassionarsi verso il mondo del progetto. Una parola quest’ultima, “progetto”, fondamentale nell’era in cui viviamo in cui la capacità individuale di sapersi mettere in gioco, di sfruttare le occasioni offerte dalla tecnologia e di sapere percepire in maniera dinamica i cambiamenti e le esigenze sociali rappresentano virtù insostituibili per farsi strada in una realtà lavorativa complessa ed estremamente stratificata.

Nicola Roccatagliata – Design teacher

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